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Ecco perché scrivere articoli gratis sul Blog non serve a nulla

Apro un blog, inizio a scrivere una marea di articoli e divento ricco.

Non funziona proprio così!

Forse una volta quando c’era poca concorrenza ed eri l’unico ad avere un sito Internet che parlava di quel dato argomento, avevi così tanto traffico e riuscivi a monetizzare.

 Prendi per esempio Aranzulla: qualsiasi guida tu cerchi, ti compare lui in prima pagina. Lui essenzialmente ha iniziato a “bloggare” quando non c’era nessuno.

Quindi non essendoci nessuno, Internet era “appena nato”, la gente doveva capire come funzionava qualcosa e andando a ricercare “come fare questo” o “come fare quello”, trovava sempre Aranzulla.

Aranzulla era un ragazzino che aveva creato questo sito dove faceva delle guide gratuite al cui interno c’erano dei blocchi pubblicitari e, per ogni click che riceveva da quel blocco pubblicitario, guadagnava qualcosa.

Ed è così che ha forgiato un impero! Ma stiamo parlando di quanti anni fa?

Tanti anni fa… e le cose cambiano velocemente già nella vita reale, figuriamoci nel mondo online quanto vanno ancora più velocemente.

Quindi, pensare di fare “Aranzulla 2 – La vendetta”, oggi, nel 2019, la vedo un po’ complicata! Di conseguenza, è una strategia che non funziona più. Una volta si poteva aprire un blog con cui facevi tranquillamente 1000 visite al giorno e con pubblicità che funzionavano bene.

Mi ricordo che era uscita un’azienda che si chiamava eBuzzing che permetteva di inserire all’interno del tuo sito, quindi dei tuoi articoli, delle pubblicità sotto forma di video che ti pagavano da 2 a 4 centesimi ogni volta che qualcuno ci scorreva sopra con il mouse.

Per farti capire quanto era facile:

A volte capitava a me stesso di riguardare un mio articolo appena pubblicato, per vedere se c’era qualche errore grammaticale, ad esempio e, scorrendo, partiva la pubblicità: non lo facevo apposta, solo che quando con il mouse passavi sopra su questo video, si apriva la pubblicità e ti venivano conteggiati quei centesimi.

Tu dirai 2-3 centesimi che saranno mai?

Ti assicuro, amico mio, che per a quell’epoca che ero uno “sbarbatello”, era per me tantissimo anche perché riuscivo a fare 50-60 euro al giorno solo con quella pubblicità, che non sono pochi.

E quindi questa pubblicità era per me qualcosa di incredibile.

Ma comunque è durato soltanto qualche mese e poi evidentemente hanno capito che quel sistema pubblicitario era redditizio per noi blogger ma non tanto per gli inserzionisti perché la gente passava su quella pubblicità per sbaglio, si apriva ma non gliene fregava niente essenzialmente.

Quindi, un tempo si potevano fare quei numeri molto più facilmente rispetto ad oggi.

Una volta si poteva fare quel discorso ma oggi è totalmente diverso: chi pensa che per guadagnare online ci voglia ancora un blog e pubblicare articoli gratuiti inserendo qualche pubblicità, si sbaglia di grosso.

Guadagnare online significa impostare una strategia. Scrivere articoli gratuiti non è una strategia. Scrivere un articolo sperando di essere notato da qualcuno di importante e lavorare presso di lui, non è una strategia.

Se abbiamo intenzione di sviluppare un business dobbiamo avere una strategia. Una strategia è una serie di passi in successione che, se fatti in modo corretto, nel 90% dei casi danno un risultato.

Poi è chiaro che non sempre va a buon fine perché altrimenti saremmo tutti imprenditori offline o tutti imprenditori online. Però per avere una buona strategia devi conoscere i passi da fare già a monte.

Non è una strategia “Apro il blog, mi demoralizzo perché non vedo traffico e chiudo il blog”.

Quando andavo alle superiori e dicevo ai miei amici che guadagnavo i miei 10-15 euro al giorno con Adsense, tutti quanti mi chiedevano di insegnare anche a loro come fare.

Per un ragazzino, 15 euro al giorno automatici è qualcosa di fantastico.

Quindi io dicevo in modo molto ingenuo “Non ti preoccupare, ti insegno come si fa”. Ero Entusiasta e avevo voglia di condividere la mia esperienza.

Dicevo di andare su blogger.com, aprire un blog, creare contenuti interessati (senza copiarli perché altrimenti Google se ne sarebbe accorto e si sarebbe arrabbiato) e insomma, questa gente scriveva uno o due articoli e al terzo articolo vedendo che aveva 0 visite, mollava tutto.

Quindi pensavo che il problema era come avevo spiegato il procedimento e quindi, quando qualcuno mi chiedeva di spiegarglielo, gli dicevo di non mollare perché la gente non sarebbe arrivata subito, ma con il tempo.

Ma anche in questo caso, dopo il quarto articolo al massimo, mollava il progetto.

Ma perché tutti mollano? Mi chiedevo. Poi mi sono reso conto che tutti mollavano perché cercavano i risultati immediati.

Perché non tutti sono imprenditori? Perché per essere imprenditore devi costantemente, e questa forse è la parola più forte, “costantemente” e tutti i giorni fare una determinata azione, soprattutto se quella non ti da subito dei risultati.

Infatti, ci vuole tempo per coltivare una community, per far sì che la gente conosca te, il tuo prodotto, il tuo brand, che si fidi di te e così via.

Si tratta di tutta una serie di operazioni che richiedono tempo e la gente non ha voglia né tempo (probabilmente) di investire o, meglio, non ha la visione così a lungo termine per investire.

Quanti miei amici, anche per esempio pianisti, dicono “Voglio fare come fai tu”, quindi fanno due post su Facebook, vedono che non vengono considerati e mollano.

Ma non è quel video o quei post che fai che fanno la differenza ma è la costanza di quei piccoli passi fatti tutti i giorni con amore.

Infatti, se lo fai solo perché qualcuno te l’ha detto, non succede nulla.

Deve essere una cosa che nasce da te, devi convincerti che tutte le mattine devi metterti a scrivere un post e, soprattutto, non devi pensare che con quel post, quel video o quell’articolo che metti ogni tanto, avrai una svolta nella tua vita.

Bisogna davvero avere la capacità di guardare a lungo termine perché oggi l’idea di “faccio gratis” non funziona.

 

Quando, per esempio, nel 2013 lavoravo con l’azienda Riv-eu, mi hanno spiegato la loro strategia che consisteva nel realizzare infoprodotti (ebook, in particolare) e, quindi, creare prima il prodotto e poi attorno a questo prodotto veniva creato un blog in cui si parlava solo di quel prodotto.

Chiaramente non si parlava di quel prodotto in modo troppo cattivo o markettaro ma, in un modo o nell’altro, ci portavi gli utenti lì e io, appunto, gestivo uno di questi blog su uno di quegli ebook.

Devo dire che questa strategia funzionava.

Io venivo pagato sia per scrivere gli articoli e con una percentuale del 40% per ogni ebook che veniva venduto. Devo dire che in quel periodo non me la passavo affatto male.

Quindi già all’epoca la strategia era quella: crei un prodotto e poi un blog (se proprio lo vuoi creare) che gira attorno a quel prodotto.

Il pensiero non è quello di creare informazioni gratuite o di essere un divulgatore della patria o un buon samaritano.

No, tu sei uno che vuole guadagnare online, che sta impostando una strategia e che vuole che questa strategia ti porti, in un modo o nell’altro, a generare dei soldi o, perlomeno, ad un ritorno dell’investimento di denaro o di tempo.

Quindi, ogni articolo che vai a fare sul tuo blog deve sì dare informazioni (perché devi intercettare delle esigenze che le persone cercano su Google) ma, alla fine del tuo articolo devi vendere il tuo prodotto oppure uno in affiliazione.

Questa non è una strategia: scrivo l’articolo gratuito, l’utente lo legge e se ne va.

Quindi, cosa ci hai guadagnato?

Probabilmente non si ricorderà nemmeno il tuo sito, il tuo nome e forse nemmeno ci ritornerà (perché probabilmente non gli hai preso nemmeno la e-mail).

Il tuo blog deve essere impostato per guadagnare e deve farti guadagnare.

Pensa a quando ti iscrivi a qualche mailing list di qualche marketers: loro ti mandano qualche video gratuito, ti offrono un prodotto da acquistare e se non acquisti, ti continuano comunque a mandare una serie di mail.

Quella serie di mail che ti mandano dopo sono tutte mail (magari a volte anche papiri) dove, chi fa questo di mestiere sa già che alla fine c’è un link per acquistare il loro prodotto.

C’è lo storytelling (il 90% di una mail è intrattenimento e il 10% informazione) e, dopo aver letto tutta la mail, alla fine trovi, appunto, un link per acquistare il prodotto.

Così anche per la email che riceverai il giorno dopo e così via. Loro non perdono tempo a mandare la mail automatica a tutti: lo scopo finale è quello di vendere.

Se io perdo un’ora di tempo solo per creare una mail, fatta bene, con un copy efficace, alla fine ti devo mandare verso un mio prodotto che puoi acquistare.

Questo è il succo del discorso, senza farla lunga. Quindi le robe gratuite sì, vanno bene ma solo se poi finalizzano in qualche modo ad una vendita in automatico.

Infatti, stiamo sempre parlando di vendite automatiche tramite Internet quindi la gente che arriva tramite un tuo articolo deve avere la possibilità di andare su un tuo prodotto, quelli che ti guardano su YouTube devono avere la possibilità di andare ad un tuo prodotto e anche quelli che ti vedono su Facebook.

Fra tutte le persone che vengono incanalate su un tuo prodotto, qualcuna di queste finalizza la vendita. Se hai una strategia o un business che non è finalizzato verso la vendita, stai sbagliando qualcosa.

L’idea di “Intanto facciamo community” è bella (e ci sono cascato anche io per tanto tempo) e, a volte, funziona anche.

Ad esempio, attualmente sto lavorando sul mio canale di scacchi con un bravissimo giocatori di scacchi e lui mi dice che ha voglia di rafforzare la nostro community.

In realtà, è già pronto per realizzare un ottimo prodotto: non c’è bisogno di rafforzare la community, la community ce l’abbiamo già, il canale ha già 11000 iscritti, abbiamo già 2000 indirizzi email, abbiamo tutto, bisogna fare il prodotto e venderlo.

L’altro problema (e ci sono cascato anche io pure in questo) è che quando fai un prodotto, è una scocciatura: è vero che lavoriamo da casa e per le nostre passioni ma fare un prodotto è una scocciatura perché l’essere umano è abituato ad avere soddisfazioni a breve termine.

Se ora mi sono messo a fare questo video, in 20 minuti lo giro, in 15 minuti lo monto e in altri 10 minuti è pronto su YouTube, io in un’oretta ho già la soddisfazione e i primi feedback.

Il grande problema è che quando, invece, fai un videocorso non è che lo carichi subito e hai subito il feedback: quando fai un video corso di 20 ore, ad esempio, devi stare lì almeno 20 ore a registrare (ed essenzialmente non sei pagato).

Si tratta di un investimento per il futuro: registri questo video corso da 20 ore, poi lo vendi e intanto sono 20 ore che sprechi e nessuno ti paga ma è chiaro che è un investimento perché poi quel video corso lo metterai online e speri di ritornarci alla grande per tutto quel tempo che hai speso.

Quindi anche nel fare un video corso ci vuole l’abilità e talento: non è facile. Ho visto tanti video corsi di 50 minuti o un’ora ma con contenuti inutili.

Adesso c’è, fra l’altro, un competitor nel settore scacchistico che si chiama Unichess: loro hanno grandi maestri (livello più alto a cui un giocatore di scacchi può arrivare) e vendono corsi da 40 minuti a 2,99 euro. 

Hanno capito tutto sul marketing… 😀

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